Insonnia parte II. Dettagli.

E poi apro la porta. Mentre lentamente si spalanca all’interno di casa, riesco già a sentire il tuo odore. Corre verso di me. S’insinua e arriva al mio cervello. Attiva le lacrime. Sono felice.
Faccio un passo. Poi un altro. Accendo la luce. E’ tutto così diverso. Non riesco a muovermi. Mi sento bloccata. La sensazione è la stessa di quando ogni volta mettevo piede in una delle tue tante case: mi sentivo così poco adatta, così imperfetta, che a stento riuscivo a muovermi. Si, mi sentivo avvolta in una guaina di plastica, ogni mio minimo movimento poteva distruggere quel momento, in cui il tempo sembrava cristallizzarsi. Gli occhi e la mente erano lucidi, registravano caos. Ma qualcosa dentro coglieva solo la bellezza e il fascino di quella tua decadenza.
Mi guardo intorno. Ti riconosco nei dettagli: nei libri che sembrano buttati lì, ma in realtà sono ben studiati nelle loro posizioni; nelle parole scritte su pezzi di carta, geroglifici che non riesco a decifrare; nelle tue lenzuola a righe, di colore decisamente discutibile; nella tua dissociazione: listoni di legno poggiati al muro, aspirapolvere in vista e quella tua foto nascosta…
Immobile, penso solo che tu hai mischiato le tue cose con le mie.

Non riesco a capire più dove finisco io e inizi tu.

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