“Soffocare” vs “Soffocare”

Sono sempre stata di un parere ben preciso riguardo la questione“Libro o Film?” Ovviamente quando il libro ti prende fino in fondo, non c’è modo che il film possa farti lo stesso effetto. Anzi devo dire che ci sono molte più possibilità ti deluda. Da tanti punti di vista.

Nello specifico mi riferisco al celebre romanzo di Chuck PalahniuckSoffocare” e del meno noto e omonimo film diretto da Clark Gregg. La differenza principale che ho notato, tra il libro e la versione cinematografica, è che in quest’ultima appare evidente la superficialità registica con cui viene trattata la sceneggiatura: il libro offre innumerevoli spunti all’immaginazione, che vivono l’uno in funzione dell’altro. Il percorso tracciato da Palahniuck è disseminato d’immagini erotiche, soffocanti, esilaranti, squallide. Montagne russe di situazioni grottesche s’intrecciano ad attimi di riflessione personale del protagonista, Victor, studente di medicina fallito, dalla vita familiare quanto mai surreale e pungolato costantemente da due ossessioni: il sesso e la solitudine.

Il film a mio parere banalizza tutta la situazione, presentandoci una rilettura del libro “scolastica” e poco originale. Per tanto alla domanda: “Libro o Film?”, la mia risposta non può che essere Libro tutta la vita!!!

Il cultural network

Che i libri abbiano un elevatissimo potenziale aggregante, ormai l’avevamo assodato. E avevamo già raggiunto anche la certezza che i social network , sono a tutti gli effetti il modus socializzandi(*) del secolo.

Semplice attivi un account, completi il profilo, e inizi ad accumulare connessioni o amici. Nello specifico invece, prima di considerare la sfera sociale, devi far mente locale a quella culturale. Inizi a pensare a tutti i libri letti in una vita. Ti arrampichi fino a raggiungere gli angoli remoti della tua libreria, valichi scaffali pieni di polvere, per recuperare anche quel piccolo compendio di 20 paginette. Uno dopo l’altro snoccioli i codici ISB, o codici a barre. Nei casi di ricerca infruttuosa sulla libreria di legno, ti convinci ad inserire anche solo il titolo, in quella virtuale. Qui le dimensioni non contano, ma la quantità si! Le connessioni si stabiliscono, sempre su base volontaria, a seconda dei gusti letterari, e per i più pigri e timidi si possono importare i contatti da Facebook e Twitter.

Tra i plus c’è un sistema di rating a stelline, e la possibilità d’inserire una personalissima recensione. Ci sono poi gruppi a cui aderire e in cui confrontarsi, con un sistema base di forumistica(*). Non mancano i vicini, da seguire. Il segno puoi lasciarlo sulla home, sui profili per te più interessanti, sottoforma di saluto o commento o qualsivoglia pensiero. Ecco questo è il mio social network preferito, o cultural network . Ah dimenticavo, stavo parlando di Anobii, ed a voi che amate la lettura, consiglio vivamente di farci un pensierino.

Ps: perdonate i neologismi, segnati così (*)

La comunicazione ha un nuovo colore: let’s “Go Green”!

Di verde, nella mia vita, c’è forse ancora troppo poco: la raccolta differenziata, una “lampadina” a pannelli solari (che a Milano serve a ben poco) e l’accortezza di non lasciare gli strumenti elettronici in standby. Almeno durante la notte. Per questo sono definibile, forse, ancora poco green. Tuttavia l’argomento lo trovo parecchio interessante.

Qualche tempo fa il mio collega, Umberto, mi ha gentilmente fornito una copia di “Go Green” libro scritto da Diego Masi. Eh si, perché ormai siamo in piena rivoluzione verde (là dove la parola “verde” non ha nessun rimando politico) e una letturina sull’argomento è quanto mai doverosa. Se non altro per informarsi.

Passando al libro: si lascia leggere in maniera piuttosto scorrevole e rapida, pur fornendo numerosissimi spunti di riflessione ed approfondimento.  Bandisce la retorica e i toni catastrofistici, spesso legati al tema, puntando invece su fatti reali e numerosissime statistiche. Lineare anche nel trattare gli argomenti: analizza il contesto in cui nasce e si sviluppa la green revolution e la green economy, comparando la situazione internazionale e quella italiana, purtroppo decisamente ferma ai tempi della pietra (che forse come periodo era anche più green). Successivamente, passa ad illustrare la situazione della comunicazione che si rivolge non più alla “casalinga di Voghera” ma a “Giulia da Milano”, servendosi del web per allacciarsi al tema della brand reputation e al problema del “green washing”.

Insomma, si tratta di un testo interessante, d’iniziazione al tema del green con una doverosa incursione nel mondo della comunicazione. Sicuramente da leggere, per i neofiti del tema.

L’Orfeo Emerso di Kerouac

Era ancora John, e non Jack. Era l’alba del movimento letterario che tutti conosconokerouac come Beat Generation. Questo libro, Orfeo emerso, venne scritto dall’appena ventitreenne Kerouac nel ’45. La storia è autobiografica, fa riferimento al periodo universitario del giovane scrittore, periodo, per altro, segnato dall’incontro con i suoi compagni di viaggio letterario Allen Ginsberg, William Burroughs e gli altri. Non trovo molte parole per poter descrivere ciò che mi ha suscitato questo libro: in principio mi ha lasciato molto perplessa, come quasi tutti gli scritti dell’autore (vedi anche Visioni di Cody), che paradossalmente per questo adoro. La trama sembra non seguire un filo estremamente logico, a tratti pare quasi di leggere un breve estratto di un altro racconto. Spesso mi sono persa nell’atmosfera bohemien di un ambiente universitario sprezzante e decadente, caratterizzato da discorsi intellettualoidi, spesso fini a sè stessi, sull’arte e la poesia. Il riferimento ai cosiddetti “poeti maledetti” è abbastanza esplicito, e per altro culmina nella citazione ripetuta , nel finale, di Arthur Rimbaud.  Mi sono trovata difronte ad un libro che andava interpretato più che letto; la metafora del resto era costante. Ma a questa conclusione sono arrivata solo dopo aver finito la lettura. Non saprei se consigliarvi questa lettura, che pure alla fin fine mi ha coinvolta parecchio. Sicuramente incuriosirà quei lettori che sono attratti dalla sfida di arrivare all’ultima pagina.

L’eleganza del riccio

Ed eccomi a parlare di uno dei “tribalismi” che, seppur poco postmoderno, rimane sl'eleganza-del-riccioempre tra i miei preferiti: la lettura. Sicuramente arrivo leggermente in ritardo per parlare de L’eleganza del riccio. In realtà si tratta di un romanzo del 2006 consigliatomi l’estate scorsa da una collega di master; ma un po’ per prigrizia, un po’ perchè quelle 384 pagine mi sembravano un vero e proprio mattone, ho desistito fino a qualche settimana fa. E forse avrei resistito anche di più se avessi dovuto dar retta al riassunto riportato sulla copertina del libro! Ma così non è stato, e in una manciata di pagine mi sono ritrovata immersa in una delle tante realtà possibili, ad ascoltare le impressioni filosofeggianti del “riccio“, di un palazzo della Parigi bene, alquanto sui generis e le lamentele di una dodicenne troppo sveglia, decisamente critica e quanto mai sarcastica. I punti di vista delle due protagoniste si intrecciano costantemente, alternandosi in brevi capitoli che si lasciano leggere tutto d’un fiato. Devo dire che il primo paragone che mi è balenato in testa è quello con l’altrettanto famoso “Mondo di Sofia“, non tanto per i contenuti o la forma (quest’ultimo è un giallo filosofico), ma per quella presenza di suggestioni filosofico-letterarie, che lo hanno impreziosito senza mai appesantirlo. Come avrete capito non sono qui per riassumervi la trama, sarebbe un puro esercizio stilistico, ma per consigliarvi questa lettura nel momento in cui doveste sentire il bisogno di un libro che vi dia qualcosa di più del semplice romanzo.

Piccolo post additivo alla presentazione

shoppingTra i riti di consumo che preferisco, senza dubbio c’è lo shopping intendo quello del fashion, del beauty e del wellness che saranno massicciamente presenti in questo blog  causa principale del mio “essere sempre al verde”! Qui però potrete trovare anche piccole e personali recensioni e segnalazioni su cinema e libri. In effetti queste categorie che vedete evidenziate in grassetto per me rappressentano un viatico per la socializzazione ovvero dei tribalismi postmoderni: ritengo (probabilmente non sarò neanche la sola)  infatti che l’estetica e le attività svolte nel tempo libero siano i principali elementi su cui si fonda il rito della socializzazione, per tanto degni di nota in questo blog!