“Soffocare” vs “Soffocare”

Sono sempre stata di un parere ben preciso riguardo la questione“Libro o Film?” Ovviamente quando il libro ti prende fino in fondo, non c’è modo che il film possa farti lo stesso effetto. Anzi devo dire che ci sono molte più possibilità ti deluda. Da tanti punti di vista.

Nello specifico mi riferisco al celebre romanzo di Chuck PalahniuckSoffocare” e del meno noto e omonimo film diretto da Clark Gregg. La differenza principale che ho notato, tra il libro e la versione cinematografica, è che in quest’ultima appare evidente la superficialità registica con cui viene trattata la sceneggiatura: il libro offre innumerevoli spunti all’immaginazione, che vivono l’uno in funzione dell’altro. Il percorso tracciato da Palahniuck è disseminato d’immagini erotiche, soffocanti, esilaranti, squallide. Montagne russe di situazioni grottesche s’intrecciano ad attimi di riflessione personale del protagonista, Victor, studente di medicina fallito, dalla vita familiare quanto mai surreale e pungolato costantemente da due ossessioni: il sesso e la solitudine.

Il film a mio parere banalizza tutta la situazione, presentandoci una rilettura del libro “scolastica” e poco originale. Per tanto alla domanda: “Libro o Film?”, la mia risposta non può che essere Libro tutta la vita!!!

Inception: la nuova frontiera della sceneggiatura

Beh non so quanto possa valere un commento del genere: ma penso che il cinema, almeno quello d’azione, dovrebbe abbandonare il genere catastrofico/apocalittico, e adottare lo stile Inception.

Lo stile Inception si caratterizza per la presenza di un elemento fondamentale: una sceneggiatura portentosa. Sentimenti, immaginazione, intrigo, versati in parti uguali nel mixer dell’action movie generano un’esaltante esperienza visiva.

Affascinante, coinvolgente, scritto alla grande e ottimamente girato. E’ un diesel: ci mette un po’ per partire, circa un quarto d’ora ma il resto è adrenalina pura. Tiene incollati alla poltrona, tutto fila liscio non ci sono contraddizioni o forzature, ogni informazione all’interno della storia segue un lineare filo logico. Il finale lascia aperte le porte alle più svariate interpretazioni…

Consigliatissimo per una serata non banale al cinema!

Chi è il vero mago della truffa?

Pasqua. Diluvia. Nulla da fare. Cinema? Si, ma quale film? Chiaramente l’ultimo di Jim Carrey. Poco impegnativo e divertente. Qualcuno le chiamerebbe “le ultime parole famose”.

Atto primo: quanti di voi sapevano che in lingua originale il titolo è “I love you, Philip Morris”? A mio avviso ci sono per lo meno due motivazioni alla base del cambiamento di titolo per la versione italiana del “Colpo di fulmine – il mago della truffa” :

  1. L’esplicito rimando alla relazione omosessuale, che intercorre tra Jim ed Ewan, e che rappresenta il perno intorno al quale ruota tutta la trama
  2. Il rimando fonetico alle celeberrime sigarette (Philip Morris si scrive con una sola “l”)

Atto secondo: provate a guardare il trailer italiano

A mio avviso, non si tratta di un problema di montaggio (è uguale al trailer americano) ma ciò che sentiamo raccontare: sembra quasi si tratti della storia di un truffatore, che per finalizzare i suoi imbrogli arriva addirittura a fingersi gay. E vi assicuro, non è assolutamente così!

Atto terzo e cruciale: il film è veramente brutto. La storia non coinvolge, la bravura degli attori non emerge, anzi direi che l’eccezionale Ewan McGregor risulta poco credibile.

Conclusione: chi è il vero mago della truffa?

Cienema postmoderno: Coraline

 Le andate al cinema estive, per me, non rappresentano un evento particolare,nel senso che trovo normale che un appassionato dell’argomento non si faccia influenzare dalla stagionalità. coraline-locandina-3Certo le proposte del periodo non sono le più esaltanti: tra cinecocomeri, splatter e catastrofismi vari, la scelta è piuttosto limitata. Tuttavia quest’anno mi sono compiaciuta nel vedere una pellicola come Coraline presentata in questo particolare periodo dell’annno.

Il film si presenta apparentemente come una dolce storia per bambini, ma in realtà il cartone 3D non è stato pensato solo per i più piccoli. Anzi. Partendo dall’intreccio, posso dire che mi ha piacevolmente sorpresa perchè, pur “affrontando” le distorsioni del più classico e complicato rapporto genitori-adolescenti, si districa in maniera decisamente fantasiosa e visionaria. Il tutto reso possibile ovviamente dall’uso del 3D che prendendo per mano gli spettatori, li conduce in una sorta di paese delle meraviglie.

Certo l’immersione nell’immagine non è totale, però è sorprendente notare come alcuni particolari (il campo di fiori blu), sembrino venire incontro allo spettatore bucando letteralmente lo schermo.

In Coraline, quindi, tecnologia e a fantasia,  che strizzano l’occhio alle più note atmosfere dei cartoon di Tim Burton, si fondono perfettamente, dando vita ad un progetto davvero interessante da molteplici punti di vista, non ultimo quello della costruzione di un immaginario collettivo decisamente positivo.

Giovani carini e disoccupati e in fondo un po’ Down with love. Riflessioni postmoderne.

Premessa: Il mix forse non è dei più calzanti e di certo non è indicativo, ma non ho intenzione di fare ungiovani paragone tra due film che da un punto di vista estetico, ben poco hanno a che fare l’uno con l’altro.

Stamattina mi sono svegliata un po’ filosofica e mi sono trovata a fare i conti con le mie paure. Ultimamente vista la prossima uscita di 2012, mi sono riscoperta atterrita dall’ipotesi di un cataclisma del genere, come sostanzialmente non lo sono mai stata. Eppure il filone cinematografico del catastrofico è attivo da un bel pezzo. Quello che però mi vene da chiedermi è: avevamo davvero bisogno di un altro film del genere? L’immaginario collettivo aveva bisogno di essere oppresso da ulteriori paure indomabili nonostante l’incalzare delle reali paure quotidiane? A mio avviso no. Da un punto di vista delle “vendite” capisco la validità del paradigma “a bad news, is a good news” , e mi rendo conto che favorire il riemergere di paure ataviche, frutta un bel po’ quattrini da una serie di fronti. La riflessione riguarda il fatto che forse ciò di cui abbiamo bisogno è proprio ricostruire un ‘immaginario collettivo positivo, che sia di stimolo per superare i momenti di crisi. Di certo il proliferare di teorie catastrofiche e violenza senza filtri non aiuta in questo senso. Sono giunta a questa conclusione guardando e ascoltando attentamente quello con cui i mezzi di comunicazione ci bombardano, ovviamente con il nostro consenso. Trailer catastrofici, fiction dal retrogusto decisamente amaro, varietà deturpati dell’estetica postmoderna, video musicali caratterizzati da un esplicito intento sessuale, portano all’esasperazione il desiderio collettivo creando un immaginario negativo proprio perché irreale e irraggiungibile, e dunque frustrante. Questo post non vuole essere un omaggio al finto moralismo, perché anche io ho i miei “vizi” postmoderni, ma solo una semplice riflessione.

Per chi cercasse un nesso con i film citati (Giovani, carini e disoccupati e Down with love) nel titolo, può provare, come me, a guardarli e poi riflettere sulla questione dell’immaginario collettivo 🙂

Piccolo post additivo alla presentazione

shoppingTra i riti di consumo che preferisco, senza dubbio c’è lo shopping intendo quello del fashion, del beauty e del wellness che saranno massicciamente presenti in questo blog  causa principale del mio “essere sempre al verde”! Qui però potrete trovare anche piccole e personali recensioni e segnalazioni su cinema e libri. In effetti queste categorie che vedete evidenziate in grassetto per me rappressentano un viatico per la socializzazione ovvero dei tribalismi postmoderni: ritengo (probabilmente non sarò neanche la sola)  infatti che l’estetica e le attività svolte nel tempo libero siano i principali elementi su cui si fonda il rito della socializzazione, per tanto degni di nota in questo blog!