Giovani carini e disoccupati e in fondo un po’ Down with love. Riflessioni postmoderne.

Premessa: Il mix forse non è dei più calzanti e di certo non è indicativo, ma non ho intenzione di fare ungiovani paragone tra due film che da un punto di vista estetico, ben poco hanno a che fare l’uno con l’altro.

Stamattina mi sono svegliata un po’ filosofica e mi sono trovata a fare i conti con le mie paure. Ultimamente vista la prossima uscita di 2012, mi sono riscoperta atterrita dall’ipotesi di un cataclisma del genere, come sostanzialmente non lo sono mai stata. Eppure il filone cinematografico del catastrofico è attivo da un bel pezzo. Quello che però mi vene da chiedermi è: avevamo davvero bisogno di un altro film del genere? L’immaginario collettivo aveva bisogno di essere oppresso da ulteriori paure indomabili nonostante l’incalzare delle reali paure quotidiane? A mio avviso no. Da un punto di vista delle “vendite” capisco la validità del paradigma “a bad news, is a good news” , e mi rendo conto che favorire il riemergere di paure ataviche, frutta un bel po’ quattrini da una serie di fronti. La riflessione riguarda il fatto che forse ciò di cui abbiamo bisogno è proprio ricostruire un ‘immaginario collettivo positivo, che sia di stimolo per superare i momenti di crisi. Di certo il proliferare di teorie catastrofiche e violenza senza filtri non aiuta in questo senso. Sono giunta a questa conclusione guardando e ascoltando attentamente quello con cui i mezzi di comunicazione ci bombardano, ovviamente con il nostro consenso. Trailer catastrofici, fiction dal retrogusto decisamente amaro, varietà deturpati dell’estetica postmoderna, video musicali caratterizzati da un esplicito intento sessuale, portano all’esasperazione il desiderio collettivo creando un immaginario negativo proprio perché irreale e irraggiungibile, e dunque frustrante. Questo post non vuole essere un omaggio al finto moralismo, perché anche io ho i miei “vizi” postmoderni, ma solo una semplice riflessione.

Per chi cercasse un nesso con i film citati (Giovani, carini e disoccupati e Down with love) nel titolo, può provare, come me, a guardarli e poi riflettere sulla questione dell’immaginario collettivo 🙂

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. umbazar
    Lug 15, 2009 @ 09:12:23

    e se le “pellicole catastrofiste” non fossero altro che un modo per stigmatizzare la paura, insita in ognuno di noi, di una morte improvvisa? in fondo anche di fronte alle più terribili catastrofi – vedi ad esempio the day after tomorrow – l’umanità sopravvive, no? e, come si dice, finchè c’è vita c’è speranza no? …almeno sino al 2012 😉

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  2. tribalismipostmoderni
    Lug 15, 2009 @ 09:49:33

    Mah, penso che pellicole del genere più che “stigmatizzare la paura insita in ognuno di noi di una morte improvvisa”, non facciano altro che alimentarne il pensiero… e non solo anche il volume del portafogli dei loro produttori (ahimè)…. fino al 2012, almeno 🙂

    Rispondi

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